GdRagionare: commenti a “il gdr è solo gioco e divertimento?”.

Artwork di Copertina di Vladimir Bondar

Oggi GdRagioniamo sui commenti al precedente post, sia quelli ricevuti qui sul blog che sui vari social network.  

Bentornati nella prima di tre rubriche a sorpresa che sto preparando per Storie di Ruolo. Per vari motivi tecnici sono rimasto imprigionato per qualche giorno nel mondo reale, impossibilitato ad usare il mio PC,  e i commenti al post Il gdr è solo gioco e divertimento? si sono accumulati senza che io potessi dire la mia. Ho deciso così di fare un secondo post di delucidazione, in cui rispondo a quei commenti ed elaboro anche un’importantissima Postilla.

Spoiler

Essere a contatto quotidianamente con amici giocatori e game designer fa venire tanto da pensare e l’argomento di GdRagionare è proprio questo. Vorrei provare in post diretti e semplici a ragionare su alcuni preconcetti sul gioco di ruolo, cercando di dare un punto di vista differente su quello che si pensa e si gioca, anche a costo di scaldare un po’ gli animi di qualcuno.

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I vostri commenti

Partiamo subito dal blog. Matteo Zambon scrive:

Ciao condivido la tua riflessione, ci sono persone come me e te che vivono la “sessione” come un hobby complesso. Devi però tenere conto che con la diffusione e lo sdoganamento della cultura “nerd” (mi vergogno per questa frase ma non sapevo come meglio esprimerla) ha portato il gdr a molte persone che lo vivono solo come un gioco dove basta tirare i dadi e fare più alto del master (E.U.M.A.T.E.). Prendo per esempio la notizia recente di una campagna a D&D durata 35 anni…TRENTACINQUE ANNI??? Dopo un lasso di tempo del genere ci sono due possibilità:
1) Il master è un genio della scrittura, riesce a creare trame e sottotrame sensate che neanche Tolkien, Martin e Jordan messi assieme.
2) Il gruppo si trova a tirare dadi senza se e senza ma fregandosene della coerenza, del ruolo (inteso come ruolare), riducendo questo passatempo a un simil boardgame.
Il mio gruppo per esempio gioca a MERCS (Savage World), perchè ci dà la possibilità di cambiare ambientazione senza dover reimparare da capo un nuovo regolamento; l’altra settimana abbiamo passato la sessione a progettare l’attacco ad una base militare discutendo (e ruolando le ricognizioni sul campo) con disegni e finte foto da google maps.

Ciao Matteo e grazie del commento! La mia risposta è questa: non prenderei mai un singolo esempio blasonato a causa di una copertura mediatica notevole (la campagna di 35 anni) come metro di paragone. Anche perché disinnesca il tuo stesso ragionamento: se è vero che le persone che “tirano solo i dadi” si sono diffuse assieme alla cultura nerd, allora il master di quella campagna è un genio e non c’è alcun tipo di ulteriore alternativa. Non fraintendermi, a Lucca 2017 mi sono scontrato con l’esistenza di gruppi di giocatori che mi raccontavano come il Master descrivesse tutto, comprese le azioni dei loro personaggi, e li facesse tirare solo i dadi – ma sono comunque dadi poco scientifici su cui basarsi. Il mio discorso però era un altro (ti rimando alla Postilla, ma anticipo qualcosa): non mi importava fare un post che smuovesse chi è convinto fermamente che il GDR è un semplice divertimento, ma coloro che dicono “tanto è solo un gioco” eppure… beh, le loro azioni dicono l’opposto!

Red Dragon scrive:

Ciao! Il tuo articolo mi è piaciuto. È vero il GdR è un gioco e come tale va considerato. Ma non è *solo* un gioco. Esattamente come qualsiasi hobby, ti lascia qualcosa che ti spinge ad andare avanti, ad approfondire delle tematiche ed a parlarne. È lo stesso parallelo che ho trovato col calcio: se dite che è solo un gioco ad un appassionato di calcio, quello vi lincia. Eppure è un gioco.
La prima immagine poi parla per tutto il resto 😛

Ciao 🙂

PS: spunto per un prossimo GdRagionare: perché il Gioco di Ruolo è visto come quell’unico gioco che hai provato (che sia D&D, Vampiri od altro), specie se non ti è piaciuto, a differenza di qualsiasi altro gioco?

È sempre un piacere leggere i tuoi commenti carissimo! Sono contento che ti sia piaciuto l’articolo e l’intento era proprio quello da te specificato: togliere all’accezione “gioco” l’idea che, se si chiama così, allora sia accettabile essere poco seri, irrispettosi o apertamente maleducati con i propri compagni, magari giustificando un proprio ritardo (ennesimo) con la frase “tanto è solo un gioco”. L’esempio del calcio l’avrei voluto fare, ma non volevo inimicarmi troppe persone: grazie a te per averlo fatto. 😛 PS: bello spunto!

Un altro spunto dall’amico Francesco Rugerfred Sedda, su un argomento simile, è stato il seguente:

In conclusione, mi è piaciuto l’articolo, ma imho manca una parte grossa del topic sul divertimento: il suo uso come descrittore qualitativo. L’utilizzo di “divertente” come descrittore positivo e qualitativo porta il dialogo verso un “questo gioco mi diverte = è un bel gioco / questo gioco non mi diverte = è un gioco di merda”. E questa cosa imho è pericolosa, tronca il dialogo, e non permette di parlare del gioco.

Invito tutti voi a leggere la conversazione tenutasi proprio tra me, Sedda e Marco Valtriani sul gruppo Giocare Analogico di Facebook (iscrivetevi al gruppo per vederla) perché è ricca di spunti molto interessanti. Qui sotto in spoiler trovate, per chi non ha il Malefico Social, un paio di screen.

Giocare Analogico

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E ora i commenti da FACEBOOK. Li citerò in ordine cronologico, mettendo solo il nome di battesimo del commentatore. Alessandro dice:

[Domanda mia: A voi è mai capitato di sentirvi dire “tanto è solo un gioco” riguardo ai #gdr?] francamente assai di rado giusto a D&D o pathfinder sopraffatti dalla noia di rifare le stesse cose da decadi….ma in altri contesti e gdr mai siamo sempre stati molto seri e calati nella parte….magari ho solo avuto la fortuna di giocare con amici seri che come me amano i gdr invece di un branco di cazzari

Sono contento di sapere che tu abbia avuto esperienze positive, ti posso assicurare che i “cazzari” sono dietro l’angolo.

Gilbert dice:

[Domanda mia: A voi è mai capitato di sentirvi dire “tanto è solo un gioco” riguardo ai #gdr?] Io lo dico SEMPRE a tutti coloro che portano nella vita reale le liti cominciate in gioco. Il gioco non è la vita reale. I problemi nati in gioco non sono veri problemi e devono restare lì. Mai portare le liti dei prrsonaggi nel mondo reale ove rovinano le amicizie. 

Sempre un piacere avere un tuo commento! Devo ammettere, come già fatto nel precedente post, che uno dei pochi momenti in cui non sobbalzavo ad udire la fatidica frase era proprio durante la sedizione delle risse da gdr (poche me ne sono capitate, in realtà) e dei flame online. Eppure è mio parere che sia comunque tremendamente sbagliato dire “tanto è solo un gioco” a prescindere: scopri perché nella Postilla.

Emil dice:

È un gioco, per fortuna e deve essere solo quello.

Sarebbe stato bellissimo, Emil, poter argomentare insieme a te come mai secondo te il gdr debba essere solo un gioco, ma la succinta risposta e l’assenza di una replica al mio commento su Facebook ce l’ha impedito. Rimango aperto alla discussione, con una precisazione: io non ho mai detto che il gdr non debba essere un gioco, né che non debba essere solo quello. Ho detto, come dice il post, che è sbagliato affermare che “tanto è solo un gioco” – e sottolineo la parola “tanto” questa volta, usata in senso dispregiativo.

Disclaimer: mi sono accorto che...

…in tantissimi avete risposto più al titolo del mio post che al post vero e proprio, specialmente da Facebook. Vi invito a leggere sempre fino in fondo quello che scrivo perché spesso la spiegazione del titolo è intrinseca alla lettura integrale del post.

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Christian dice:

Guarda che spesso si dice “tanto è solo un gioco” soprattutto per non iniziare dei flame interminabili.

Come ho scritto sopra a Gilbert, ne sono consapevole. Leggi il post.  😉

Marco dice:

Quando devo parlare di gdr a chi non li conosce, inizio con questa frase
“I giochi di ruolo sono un passatempo”.
E non lo faccio per sminuirli, anzi. Uso questa formula per spiegare con quale stato mentale ci si dovrebbe approcciare, secondo me, specialmente in giovane età. Se l’ esperienza sarà positiva, i significati più profondi emergeranno da soli.

Come già ti ho risposto su Facebook, le parole hobbypassatempo non si discutono in realtà. Né tanto meno la parola gioco, quanto l’espressione in sé. Non che una sessione di gdr debba sempre essere profonda come una tragedia shakespeariana, ma è anche vero che se fatto con i dovuti crismi anche la partita più becera di D&D raramente risulta solo un gioco – salvo, beh, come detto sopra, usarlo come scusa solo per lanciare i dadi.

Postilla

Cos’era il post che ho pubblicato qualche settimana fa? Me lo hanno chiesto in molti. Perché parlare di divertimento e di frasi come “tanto è solo un gioco”? Beh, in parte perché mi ero stancato un poco di sentirla ripetere, come è successo a Lucca 2017, da veterani del gdr e addetti ai lavori che si fanno scudo di quella frase per evitare di intrattenere discussioni di game design. Posso aspettermelo da giocatori che vogliono impedire un flame, ma usarlo come scusa per far finire nel dimenticatoio una interessante discussione di design… è come dire che siccome esiste D&D allora è inutile creare altri gdr – so che c’è gente che lo pensa, per me la varietà è invece un’ottima cosa. 

In realtà, l’espressione “tanto è solo un gioco” non mi infastidisce di per sé: mi infastidisce molto quando è sulla bocca di qualcuno che gioca di ruolo da anni o che fa parte anche dell’industria. E non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ho partecipato recentemente ad un raduno di vecchie leve milanesi del gdr e non ho sentito la frase neanche una volta – anzi, ho visto persone vogliose di discutere di gdr. Perché non ho detto nulla quando ho sentito la frase a Lucca? Beh, la frenesia della fiera impedisce di fare molte cose, una tra queste è cogliere la palla al balzo: a volte devi improvvisamente assentarti per fare questo o quello e il tempo passa, i dialoghi si affievoliscono. Ma la domanda rimane.

Perché una persona dovrebbe voler sminuire un hobby che pratica? Io non ne ho idea. Ma a coloro che hanno commentato, o che mi hanno chiesto del post, voglio fornire una ulteriore e importante riflessione che mi ha spinto a scrivere sull’argomento: se la frase “tanto è solo un gioco” la diciamo noi che giochiamo e creiamo giochi, allora non possiamo lamentarci di quelle persone che obiettano ai nostri discorsi con argomentazioni simili. Persone che con frasi come “tanto esiste solo D&D” o “tanto è solo lanciare i dadi” o ancora “tanto lo facciamo per farci due risate” sminuiscono il nostro gioco che magari potrebbe anche avere una chance di vincere i loro pregiudizi e affascinarli. La frase fa danni, sempre, anche quando usata con fini benevoli.

Ragionateci sopra un attimo, anche per assurdo. Ammettiamo che io riesca a sedare un flame o un litigio dicendo “tanto è solo un gioco”, per sottolineare che quei problemi lì non appartengo alla vita “vera”. Cosa sto facendo? Sto implicitamente dicendo che non è flame ad essere sbagliato, ma è l’attaccarsi ai giochi così tanto da non capire che sono solo fughe dalla terribile Vita Reale1. Ci troviamo così di fronte al paradosso di sminuire il prodotto per cessare il processo, di eliminare alla radice la necessità di affrontare le cose con maturità affondando quello che invece dovrebbe unirci, cioè la passione per i gdr.

 

Non è perché “tanto è solo un gioco” che dovremmo smettere di litigare, ma è “proprio perché è un gioco” che dovremmo usarlo. Usarlo anche per risolvere le liti, come riesce a fare a scuola una persona che conosco tramite Musha Shugyo. Usarlo per esplorare una parte di sé che non conoscevamo oppure per socializzare senza la paura di sbagliare perché tanto è un personaggio, non sono io (e invece sì, sei tu, ma con una maschera che ti protegge). Proprio perché è un gioco non dovremmo renderlo meno di quello che è: nessun gioco è solo un gioco. Chiedetelo agli antropologi, chiedetelo ai sociologi: gioco non significa (solo) intrattenimento, anche se per voi lo è. Possiamo andare avanti ancora molti secoli a ripeterci che “fortunatamente un, due, tre stella è solo un gioco”, ma affermarlo non significa che non sia qualcosa di più per altri. Eppure nessuno si sogna di dire quella frase.

Perché allora la diciamo legata ai giochi di ruolo? Perché abbiamo paura che spaventino le persone. Abbiamo paura che definendoli propriamente dei giochi o trattandoli come qualcosa più del gioco ci si accorga che quello che abbiamo davanti non include solo del puro intrattenimento, ma anche socializzazione – e che quindi bisognerà essere seri, puntuali, ligi al dovere… abbiamo paura che diventi quasi un lavoro. Un impegno. Una responsabilità.

Ma sbagliamo. Non è mai il gioco di ruolo a diventare una responsabilità, un impegno, un’attività che richiede puntualità, una certa dose di serietà. È socializzare con altri che lo richiede, è questa la pratica che porta via più tempo nel campo dei giochi di ruolo. Quando affermiamo che “tanto è solo un gioco” ciò che viene percepito è che, siccome il gioco di ruolo come argomento è anch’esso un gioco, allora non c’è bisogno di essere rispettosi. Anziché fermare quel flame lo stai implicitamente alimentando, magari non subito, ma a posteriori. E attenzione, lo stai facendo anche male, perché non è il gioco di ruolo a richiedere rispetto, ma ancora una volta è l’atto di socializzare con altri, che è intrinseco al gdr – sfido a dire il contrario, provate a giocare di ruolo togliendo la componente di socializzazione. Quando arrivate tardi ad una sessione e dite “tanto è solo un gioco” oppure discutete con altri giocatori, arrivate a un tema tosto (design? temi pesanti durante la sessione?) e per tirarvene fuori dite “tanto è solo un gioco”. quello che voi state definendo “tanto è solo” sono le relazioni tra giocatori e non il gioco! È una mancanza di rispetto nei confronti di altre persone e il gioco, lì, non c’entra proprio niente.


1 – E non parlo qui di escapismo, perché esiste anche un escapismo propositivo; ringrazio Roberto Grassi per avermi aiutato a specificarlo.

One thought on “GdRagionare: commenti a “il gdr è solo gioco e divertimento?”.

  1. “Non è mai il gioco di ruolo a diventare una responsabilità, un impegno, un’attività che richiede puntualità, una certa dose di serietà. È socializzare con altri che lo richiede, è questa la pratica che porta via più tempo nel campo dei giochi di ruolo. Quando affermiamo che “tanto è solo un gioco” ciò che viene percepito è che, siccome il gioco di ruolo come argomento è anch’esso un gioco, allora non c’è bisogno di essere rispettosi. Anziché fermare quel flame lo stai implicitamente alimentando, magari non subito, ma a posteriori. E attenzione, lo stai facendo anche male, perché non è il gioco di ruolo a richiedere rispetto, ma ancora una volta è l’atto di socializzare con altri, che è intrinseco al gdr – sfido a dire il contrario, provate a giocare di ruolo togliendo la componente di socializzazione. Quando arrivate tardi ad una sessione e dite “tanto è solo un gioco” oppure discutete con altri giocatori, arrivate a un tema tosto (design? temi pesanti durante la sessione?) e per tirarvene fuori dite “tanto è solo un gioco”. quello che voi state definendo “tanto è solo” sono le relazioni tra giocatori e non il gioco! È una mancanza di rispetto nei confronti di altre persone e il gioco, lì, non c’entra proprio niente.”
    Amen.

    Ciao 🙂

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